Musicoterapia e valori sociali
[...]il processo socializzante è dato proprio dalla relazione tra esperienza musicale e qualcun altro cui esprimere la propria identità e riuscire così a raccontare musicalmente qualcosa di sé.
Nel mio quotidiano mi piace pensare in termini di esperienza musicale possibile per tutti, diritto di tutti, che nasce dal bisogno/diritto di comunicare a qualcuno, dal bisogno/diritto di non essere soli, e che può contribuire ad un riconoscimento sociale di tutti coloro che producono senso musicale, che esprimono competenza musicale ed al contempo, attraverso gli individuali percorsi di integrazione, esprimono valori culturali di integrazione sociale.
Attraverso una consapevole esperienza musicale si favorisce e si promuove l’ascolto profondo dell’altro, il riconoscimento della propria ed altrui diversità, la valorizzazione delle proprie ed altrui competenze, il riconoscimento e la tolleranza dei propri ed altrui limiti, la partecipazione collettiva, la condivisione progettuale.[...]
Anna Maria Barbagallo (musicoterapista AIAS Bologna Onlus) - intervento al 3° workshop Bosound
Intervento di Anna Maria Barbagallo al 3° workshop Bosound del 14 febbraio 2004
Riflettendo intorno al valore sociale della musica ed al rapporto tra la città e la musica nella mia esperienza di musicoterapista AIAS a Bologna mi sono venuti in mente alcuni pensieri.
In primo luogo una domanda, possiamo assegnare alla musica un valore sociale, integrativo, terapeutico in sé? In questi anni socialmente e musicalmente difficili sembra quasi inevitabile che la peculiarità di ogni intervento o di ogni azione nell’ambito della relazione d’aiuto sia assimilata ad una sostanza, farmacologica, economica o, nel nostro caso, musicale. Ovvero che si pensi in termini di sostanzialità terapeutica nella musica.
Basta guardare le collane di CD che presuppongono questo orizzonte culturale. Musica per dormire, musica per rilassarsi, musica per stare insieme. Sicuramente la musica possiede una dimensione sostanziale, una materia sonora descrivibile in termini di fisica acustica, che produce movimenti corporei, emozioni, relazioni sociali, ma parliamo di corporeità, di affettività, di integrazione sociale non di valenza farmaceutica. In tanti anni di pratica musicale ed in particolare nell’ambito della relazione d’aiuto non ho mai osservato un effetto terapeutico integrativo e durevole in una situazione a due (soggetto e oggetto musica).
Non si conosce musica, per quanto attivante motoriamente, con una forte valenza evocativa, simbolicamente felice che di per sé sortisca consapevolezza; c’è sempre bisogno di un ulteriore elemento, in altre parole di un sistema di relazioni, in musica come in musicoterapia.
Una significativa esperienza musicale, per esempio una libera improvvisazione felice od un’esecuzione corale coinvolgente implica una relazione tra esperienza musicale e qualcun altro cui dirlo, farlo vedere, farlo ascoltare, un pubblico. Analogamente, ma non è la stessa cosa, un’esperienza in musicoterapia utilizza l’elemento sonoro-musicale per favorire la nascita e lo sviluppo di relazioni sonore ma queste avvengono ed evolvono all’interno di contesti specifici preventivi, riabilitativi, in una dimensione di cura/terapia più ampia nel senso di équipe multidisciplinare che ha in carico il progetto delle persone coinvolte (per esempio musicoterapisti, educatori, coordinatori di servizi, pedagogisti, assistenti sociali, medici etc…).
Personalmente sono sempre più convinta che il processo, la dinamica musicale sia analoga, naturalmente cambiano i contesti, gli obiettivi, i progetti, la formazione. Tuttavia, in entrambi i casi il processo socializzante è dato proprio dalla relazione tra esperienza musicale e qualcun altro cui esprimere la propria identità e riuscire così a raccontare musicalmente qualcosa di sé.
Nel mio quotidiano mi piace pensare in termini di esperienza musicale possibile per tutti, diritto di tutti, che nasce dal bisogno/diritto di comunicare a qualcuno, dal bisogno/diritto di non essere soli, e che può contribuire ad un riconoscimento sociale di tutti coloro che producono senso musicale, che esprimono competenza musicale ed al contempo, attraverso gli individuali percorsi di integrazione, esprimono valori culturali di integrazione sociale. Attraverso una consapevole esperienza musicale si favorisce e si promuove l’ascolto profondo dell’altro, il riconoscimento della propria ed altrui diversità, la valorizzazione delle proprie ed altrui competenze, il riconoscimento e la tolleranza dei propri ed altrui limiti, la partecipazione collettiva, la condivisione progettuale, etc...
Parlare a questo punto di diritti musicali per tutti e valori sociali in un’ottica di integrazione? Perché no! L’esperienza musicale, a volte, nella realtà non è per tutti, non tutti siamo liberi di scegliere; per esempio può accadere che in una dimensione di handicap (sensoriale, motorio, cognitivo, culturale, sociale) in realtà non si possa scegliere nulla per sè, neanche quale musica ascoltare, sono gli altri che scelgono. Da qualche parte ho letto che chi possiede due scelte ha un’alternativa, chi ne possiede tre è un uomo libero, ma chi non sa di possederne nemmeno una e/o non può esprimere questa consapevolezza, perché non ne ha la possibilità o la capacità, in realtà non può scegliere è scelto, non può decidere è deciso. Allora penso che se riusciamo a riconoscere nell’altro un bisogno espressivo, che è analogo ad un nostro bisogno, possiamo porre le basi per elaborare globalmente dei valori che guidano delle scelte, anche sociali.
Io lavoro da quattordici anni nell’ambito dell’handicap presso l’Associazione A.I.A.S. di Bologna Onlus e queste mie riflessioni scaturiscono da un’esperienza non solo formativa e professionale ma anche culturale di un’associazione che dal 1962 sostiene e difende i diritti delle persone disabili e delle loro famiglie.
L’AIAS della Provincia di Bologna svolge assistenza sociale, socio-sanitaria, socio-educativa e riabilitativa a favore delle persone disabili e delle loro famiglie; gestisce servizi direttamente o in convenzione con Enti Pubblici.
Da più di quarant’anni gli sforzi dell’associazione sono rivolti a migliorare le condizioni di vita delle persone disabili affinché la disabilità non sia di ostacolo alla piena partecipazione ad una vita sociale, affettiva, lavorativa e politica, e perché i bisogni non impediscano il manifestarsi di quella ricchezza espressiva che nasce dall’identità unica di ogni persona.
Nel territorio bolognese l’A.I.A.S. ha promosso in questi anni anche progetti d’integrazione sociale con la musica a diversi livelli.
Ha partecipato al progetto Bologna 2000 con un laboratorio radiofonico per giovani e adolescenti disabili; ha realizzato un laboratorio radiofonico nel Progetto Integrazione Sociale Pluriminorati; inoltre l’esperienza di essere dei soggetti di produzione culturale e musicale radiofonica è tutt’ora attiva in un centro per adolescenti.
Attraverso il servizio di Tempo Libero l’Associazione propone alle persone disabili di vivere con altri il proprio tempo libero nei luoghi di divertimento anche musicale della città e della regione.
Da nove anni l’AIAS ha inserito l’attività di musicoterapia e la figura del musicoterapista tra gli operatori in organico di diversi Centri e Progetti:
- Centro Residenziale Casa di Paderno: il centro assicura assistenza residenziale a persone disabili senza famiglia o con familiari impossibilitati a prendersi cura di loro; vengono valorizzate la condivisione della vita quotidiana e degli spazi abitativi.
- Centro socio-riabilitativo diurno per adolescenti disabili psicofisici e pluri handicappati gravi (Fandango): il centro è un luogo dove adolescenti con handicap gravi acquisiscono e sviluppano capacità espressive e relazionali utilizzando diversi mezzi di comunicazione.
- Centro socio-riabilitativo diurno per adulti disabili gravi e gravissimi (Paranà): il centro permette a persone con deficit gravi di trascorrere la propria giornata in un ambiente che garantisce il benessere personale all'interno di un gruppo .
- Atelier "Principe Emilio": attraverso la produzione di piccoli oggetti artistici si contribuisce allo sviluppo ed alla crescita dell'individuo nella sua identità personale tenendo in considerazione le condizioni di disabilità grave di ciascun persona disabile.
L'Associazione è inoltre impegnata nella promozione di attività culturali, formative, informative e di documentazione, e porta avanti iniziative di studio, ricerca e sperimentazione a sostegno di persone con handicap grave e gravissimo. L'A.I.A.S. partecipa e ha partecipato ai seguenti progetti nazionali inserendo tra i diversi percorsi proposti anche quelli sonoro-musicali: GIOCARE INSIEME, GIOCARE TUTTI, ZEROSEIANNI, INTEGRAZIONE SOCIALE PLURIMINORATI.
Dopo questa panoramica di realtà sonoro-musicali promosse dall’AIAS nel territorio bolognese, realtà in cui i paesaggi sonori sono quotidianamente composti, ascoltati e condivisi da persone disabili e non, mi avvio alle conclusioni pensando che una cultura integrativa, come quella appena accennata, può promuovere valori sociali attraverso dei percorsi musicali che coniugano l’esercizio di alcuni diritti fondamentali di tutti con la costruzione di percorsi di consapevolezza individuale e collettiva.
Mi riferisco a:
- Il diritto ad una vita sensoriale, ad armonizzare attraverso l’esperienza musicale il funzionamento degli organi sensoriali e di movimento in forme espressive, consapevoli e comunicative di sé e dei propri affetti.
- Il diritto ad una vita cognitiva ed affettiva, attraverso l’esperienza musicale favorire a diversi livelli la capacità o la possibilità di pensare, capire, riconoscersi oltre le parole, oltre il linguaggio verbale, come soggetti di una propria storia anche affettiva
- Il diritto ad una vita sociale, attraverso l’esperienza musicale riconoscersi come appartenente ad un gruppo sociale, a condurre una vita associativa, partecipativa, collettiva che produce cultura, anche musicale attraverso le diverse pratiche musicali del suonare, cantare, ascoltare, comporre.
- Il diritto ad una vita politica, per esempio, attraverso l’esperienza musicale collettiva si esercita il diritto di decidere, di scegliere in base alle risorse di tutti, di esercitare una propria autonomia, di prendere parola sulla musica al di là degli specialismi.
Un ultima considerazione riguarda la risorsa che questo Forum rappresenta per il confronto tra le diverse realtà territoriali che operano con la musica. Penso che la musica entra in rapporto con la città nel momento in cui si costituisce come occasione di incontro per tutte le risorse sociali che la praticano: scuole di musica, laboratori di musicoterapia, bande, cori, associazioni socioriabilitative, associazioni transculturali, centri sociali, scuole di base, radio, etichette musicali, in questo modo ogni realtà musicale potrà promuovere e sviluppare una cultura dell’integrazione più alta e più forte di ogni singola realtà isolatamente considerata.